"OLGHETTA"
Chi era
l'Olghetta? Una signora, un'amica, una donna interessante, una critica,
una segretaria, una studentessa dell'Università della terza età,
un'abbonata al teatro, ai concerti, ai viaggi fino all'ultimo in Cina dove
cadde sulla Piazza Rossa, ma ritornò.
La penso
sempre e quando arrivo in piazza Ferretto ad una certa ora del pomeriggio
mi stupisco sempre di non trovarla lì, seduta ad un tavolino del caffè
Centrale.
Aveva
fatto lì il suo salotto.
Chi
passava di là si fermava, c'era sempre una sedia da aggiungere per
l'ultima arrivata e la conversazione era brillante mentre si prendeva una
bibita, un caffè, un gelato o un'acqua minerale.
Si poteva
anche fumare una sigaretta in pace.
lo non
ero una fissa e puntuale frequentatrice, ma saltuaria, però quando mi
prendeva la voglia, sapevo che lei era lì e con la mia bici arrivavo e il
cerchio si allargava.
Ora lei
non c'è più e il gruppo si è sciolto.
Ho
pregato un'amica di riprendere l'abitudine in suo onore e per nostra
necessità. Sarebbe una bella cosa.
Fra
l'altro lei faceva anche servizio di segretaria agli "Amici delle Arti" e
aveva il suo tavolo al quale ci si presentava per prenotare gite o visite
ai musei o cene sociali.
L'altro
giorno sono stata come al solito al mercoledì mattina all'ufficio; tutto
il suo tavolo era nascosto da persone in piedi che aspettavano il loro
turno parlando.
Io mi
sono avvicinata con un moto di sorpresa, quasi convinta che ci fosse lei.
Mi prese un colpo di malinconia: non c'è; non c'era più e non si sentono
più le sue battute sarcastiche.
Aveva
fatto per lavoro l'ispettrice per varie importanti case di cosmetici e
controllava nelle maggiori città la diffusione dei prodotti di bellezza.
Sapeva
tutto sui segreti per curare e nascondere le rughe, i difetti e farsi più
belle.
La sua
grande passione erano i viaggi, ma i guai fisici che sempre arrivano
indesiderati si fecero sentire anche per lei e dovette subire varie
operazioni alle anche, alle ginocchia e altre varie. Ma non riuscirono a
domare il suo spirito combattivo.
Non si
poteva chiedere, quando ci si incontrava: «Come stai?». Era proibito
perché non si dovevano fare oggetto di conversazione le malattie, essendo
ognuna di noi affetta da qualche malanno più o meno grave.
Era una
persona minuta di statura e portava i suoi folti capelli bianchi tagliati
cortissimi, quasi rasati, bianchi, ma le davano un'aria sbarazzina e
giovanile anche se ultimamente si aiutava per camminare con il bastone...
La
chiamavano Olghetta perché era piccola e perché fra gli iscritti al gruppo
ce n'era un'altra più alta e vistosa che era ''l'Olga''.
Abitava
all'inizio un po' più lontana dal centro e guidava anche la macchina, ma
cambiò casa e vendette l'auto.
Comprò la
casa più in centro per poter uscire a piedi e frequentare tutto quello che
l'interessava e voleva senza problemi.
Dalla sua
veranda vicino al tetto, piena di fiori da sembrare un giardino pensile,
poteva osservare la casa degli anziani e il cimitero; ma non si avviliva,
anzi era un motivo per considerarsi fortunata di poter guardare gli altri
che se ne andavano mentre lei poteva ancora andare a gustarsi il concerto
per violino di Uto Ughi.
Viveva da
sola! Era una scapola convinta!
Credo che
avesse avuto i suoi grandi amori, anche passionali, ma aveva sempre
mantenuto la sua indipendenza e non aveva avuto figli.
Ti
saluto, cara Olghetta; hai lasciato in tutti noi uno straordinario ricordo
e un grande insegnamento di vita. Sono sicura che ci guarderai dall'alto
con quell'aria di sussiego di quella che la sa più lunga e che ci metti
alla prova per vedere se ce la facciamo a superarti.
Ciao
Olghetta!
Hedda Bonato Rizzante