Giovedì 24 gennaio - Alice non abita più qui
(USA 1975)
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Ellen Burstyn, Kris Kristofferson,
Diane Ladd, Lane Bradbury, Lelia Goldoni, Laura Dern, Harvey Keitel, Jodie
Foster. Durata: 1h 53 m
Dopo un matrimonio infelice, Alice Hyatt
resta vedova e con Tom, un figlio dodicenne, decide di tornare a Monterey,
sua città natale, lavorando qua e là per racimolare i soldi del viaggio. Ad
Albuquerque Alice viene ingaggiata come cantante in un motel e s'innamora di
Ben. Ma costui è già sposato e un giorno, mentre la moglie sta chiedendo ad
Alice di andarsene, l'uomo irrompe nella stanza e malmena le due donne e il
bambino. Madre e figlio riprendono il viaggio. In un ristorante dove è
assunta come cameriera, Alice incontra David che resta affascinato da lei e
cerca di farsi amico il ragazzo. Ma Tom non accetta la relazione della madre
con l'uomo, scappa insieme ad una bambina, compie qualche furtarello ed è
preso dalla polizia. Alice, che aveva lasciato David, è costretta a
ricorrere al suo aiuto. Alla fine David torna al ristorante, si avvicina ad
Alice e le chiede di tornare con lui: stavolta Tom sembra essere contento
della situazione.
Ogni volta che Scorsese si mette dietro la
macchina da presa, seppur per realizzare opere “rilassate” come questa, è un
capolavoro. Questa è una commedia malinconica che si basa sul talento
dell’allora trentaduenne Martin Scorsese e sull’interpretazione di una
bravissima Ellen Burstyn (premiata con l’Oscar quasi a risarcirle quello
rubatole l’anno precedente da Glenda Jackson). Il regista ci regala un
antefatto -strepitoso omaggio a Judy Garland- in cui vediamo una bambina
camminare per strada e cantare una melodia che ricorda molto da vicino “Over
the rainbow”, e giurare che, presto o tardi, realizzerà i suoi sogni. E
dall’atmosfera irreale colorata con le sfumature del tramonto, il taglio
brusco ci porta alla vita quotidiana e squallida della vita adulta di
provincia. Ogni tentativo di riportare indietro le illusioni perdute si
vanifica quando Alice incontra l’amore, che sia il giovane violento (Harvey
Keitel) o il cow-boy rude e introverso (Kris Kristofferson). Per essere una
parentesi “leggera” –ma solo in apparenza- nella strepitosa filmografia di
Scorsese (questa è l’unica commedia che ha firmato), c’è da levarsi tanto di
cappello e alzarsi in piedi di fronte ad uno dei più grandi autori viventi.
Giovedì 31 gennaio - Frida (USA 2002)
Regia: Julie Taymor
Interpreti: Salma Hayek, Alfred Molina,
Geoffrey Rush, Antonio Banderas, Valeria Golino, Edward Norton, Ashley Judd
Durata: 2 h.
Assieme a Tina Modotti, Frida Kahlo rappresenta una delle figure
femminili più affascinanti e in anticipo sui tempi di tutto il secolo
scorso. Ed è bello che Salma Hayek se ne sia lasciata sedurre, battendosi
fortissimamente per riuscire a produrre-interpretare un film su quella donna
eccezionale, Frida. Il compito di raccontare in due ore vita e morte,
gioventù, maturità e amori della pittrice è toccato a Julie Taymor, regista
intellettuale (Titus) alle prese con il classico film biografico
srotolato lungo il corso di decenni, fitto di avvenimenti e di passioni
(Frida fu rivoluzionaria in arte e in politica; sposò due volte lo stesso
uomo, il pittore Diego Rivera), pieno di nomi altisonanti del '900, da
Trotzkij a Siqueiros, da Rockefeller alla Modotti, a Picasso.
Ad onta delle ottime intenzioni della brava
Salma, il risultato è un classico album di figurine d'epoca (l'autore di
Guernica calza il basco e si presenta con un Piacere, Picasso) dove
si ritrovano allineati in dose massiccia i luoghi comuni del genere
artista-maledetto: solo chi ha sofferto profondamente nel corpo e nello
spirito riesce a esprimere un autentico talento, gli artisti sono tutti
avidi di sesso e hanno tendenze promiscue e via repertoriando - inquadrate
esattamente nel modo che ci si aspetta.
Il tutto raccontato con una fiducia eccessiva
nelle informazioni in possesso dello spettatore, tale da rendere gli eventi
non sempre comprensibili, e con un singolare ribaltamento dell'atteggiamento
reverenziale tanto comune in questo genere di pellicole: un po' come se la
Taymor volesse dare del "tu" ai grandi della Storia.
Ma forse la cosa peggiore è che lei voleva
fare un altro film; così, appena può, infila qui e là una sequenza quasi
sperimentale (vedi l'arrivo di Frida e Diego Rivera a New York), che
contrasta in maniera vistosa col tono convenzionale di tutto il resto.
Giovedì 21 febbraio -
Callas Forever (Italia 2002)
Regia: Franco Zeffirelli
Interpreti: Fanny Ardant, Jeremy Irons, Joan
Plowright, Gabriel Garko, Jean Dalric, Gabriel Spahiu, Jay Rodan, Alessandro
Bertolucci, Stephen Billington Durata: 1h 51 m
Zeffirelli racconta gli ultimi tre mesi della
vita di Maria Callas nel 1977. Prende a pretesto la visita di un immaginario
impresario che in passato le ha organizzato varie tournèe. Lei, che vive
sola in volontaria reclusione, dapprima accetta l'occasione per tornare alla
ribalta, ma poi non torna più a cantare. (In realtà fu lo stesso regista a
cercare davvero di convincerla a tornare sulle scene, ma la voce della
Callas non era più la stessa e lei per prima non poteva accettarlo.)
L’impresario Kelly arriva a Parigi per
organizzare un concerto rock, abborda un ragazzo, lo accompagna a casa e
quando questi inaspettatamente mette un certo disco gli dice “non sarai la
solita checca innamorata della Callas”. E’ da quella casualità che nasce
l’idea dell’impresario (Zeffirelli stesso?). Si introduce, con mille
sotterfugi, in casa della Callas, che conosce benissimo, e dopo le giuste
resistenze riesce a spiegarle il progetto. Lei ha perso la voce, d’accordo,
e allora canterà nei film, doppiata dalla sua stessa voce com’era una volta.
Soliti dubbi eccetera ma poi la diva accetta. Il primo film è Carmen che si
presta perché Maria non l’aveva mai interpretata, l’aveva solo registrata.
E’ un trionfo. Al quale segue la naturale depressione “era solo un trucco,
non ero io, ho imbrogliato il pubblico”. Ancora una volta Kelly-Zeffirelli
rimedia. Ma ecco l’evoluzione, temuta e inaspettata: Maria vuole essere
ancora se stessa, completamente, vuole che la voce sia la sua, allora decide
di fare Tosca, con la voce di “adesso”. Decisione tragica. Emerge dunque che
il film non è documento, non è rivisitazione, ma è pura fiction. E in questo
senso Callas Forever è perfetta per Zeffirelli.
Giovedì 6 marzo - Monna Lisa Smile (USA 2003)
Regia: Mike Newell
Interpreti: Julia Roberts,
Kirsten Dunst, Julia Stiles, Maggie Gyllenhaal, Ginnifer Goodwin, Dominic
West, Topher Grace, Juliet Stevenson, Jordan Bridges
Durata: 1 h 50 m
America 1953. La professoressa Katherine Watson, insegnante di storia
dell'arte, si trasferisce al campus di Wellesley, prestigioso college
femminile per rampolle dell'alta società. Idealista e armata delle migliori
intenzioni, ben presto Katherine è costretta a fare i conti con una realtà
conformista, bigotta e repressiva. Le ragazze, infatti, non sono abituate a
ragionare in modo indipendente e a seguire le loro attitudini; l'istruzione
che ricevono è improntata a renderle future mogli e madri di famiglia
impeccabili, il loro traguardo non è tanto lo studio quanto avere un anello
al dito nel pieno rispetto delle convinzioni sociali. Poco a poco, dopo
contrasti e resistenze iniziali, Katherine cerca di spingere le sue allieve
ad ampliare i propri orizzonti, a vedere il mondo con occhi diversi, a non
sacrificare le proprie aspirazioni e a non abbandonare gli studi pur di
avere un marito. "Puoi fare entrambe le cose: sposarti ma anche diventare
avvocato" consiglia a Joan la studentessa più promettente, convincendola a
presentare domanda all'Università di Yale. Tra le ragazze che seguono
Katherine in questo difficile processo di liberazione dagli schemi imposti
ci sono l'inquieta Giselle che fa della sessualità un'arma di emancipazione,
la timida e insicura Connie e la conservatrice Betty. Ma i metodi di
insegnamento "poco ortodossi" perché troppo "liberal" della professoressa
Watson non sono ben visti dalla direzione del college; Katherine non è
disposta a tradire il suo credo per avere riconfermato l'incarico. Il
messaggio di rinnovamento e apertura riuscirà comunque a dare frutti
insperati e a toccare gli animi nel profondo.
Ispirato a una storia vera, diretto dall'eclettico Mike Newell (Quattro
matrimoni e un funerale, Ballando con uno sconosciuto, Donnie Brasco) Mona
Lisa smile è un film interessante, corposo, equilibrato e verosimile quanto
a tematiche trattate e ambientazioni. Ci mostra uno spaccato dell'America
anni '50, l'epoca della guerra fredda e del maccartismo, ammantata di
perbenismo ipocrita: una realtà in cui però "non tutto è come sembra" e la
fiamma del femminismo sta per accendersi. Fa da supporto alla misurata e
convincente interpretazione della Roberts (anche se ci sembra eccessiva la
candidatura all'Oscar per questo ruolo) l'ottimo cast di giovani e
promettenti attrici: Maggie Gyllenhaal già apprezzata protagonista di
Secretary, Kirsten Dunst (ricordate la piccola Claudia di Intervista col
vampiro?) e Julia Stiles (Save the last dance). Il film mostra anche una
ricostruzione accurata sia storico-scenografica (parte delle riprese si sono
svolte proprio nell'antico college di Wellesley) che dei costumi: solo per
gli attori principali ne sono stati realizzati 350.