ASSOCIAZIONE AMICI DELLE ARTI

DI MESTRE E DELLA TERRAFERMA  

O.N.L.U.S.

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GUIDA ALLE

VILLE VENETE

SEI ITINERARI NEL COMUNE DI VENEZIA

a cura di MARZIA BOER SANTON

fotografia e grafica di GIANNI FINCO

 

Nel territorio del Comune di Venezia compaiono ambienti naturali e testimonianze storiche di valore unico, ma queste eccezionali presenze non impediscono quelle che invece lo avvicinano ad altri paesaggi veneti, come le famose Ville patrizie. Perfino nel territorio di Mestre, città più nota per i suoi aspetti e le sue vicende più moderne, non mancano queste testimonianze della grande civiltà regionale.  Oscurate e nascoste dall’invadenza dell'urbanizzazione, distrutte, troppo spesso, senza neanche lasciare reperti, alle volte invece nascoste, si fa per dire, come a celarsi a quella distruzione esse sopravvivono e, anzi, a volte, vivono una nuova età intensa.  Riscoprirle significa oggi valorizzarle per quello che evocano non meno che per quello che mostrano di nuovo possibile: cercare un equilibrio nuovo, tra passato e presente, rivelare, del presente, le segrete e residue bellezze, metterle "in rete", come si usa dire, con le nostre vite e con le nostre percezioni della città d'oggi.  E' anche questo un atto di salvezza: non considerare anacronistico e fuori posto ciò che, per il gusto che difende e per la tradizione di sensibilità e di cultura da cui proviene, ci può sapientemente accompagnare nel nuovo tempo, nel futuro.   Questa guida preziosa per la quale dobbiamo gratitudine agli Amici delle Arti, può orientarci in questo cammino.

 Gianfranco Bettin  -  Prosindaco di Mestre 

I festeggiamenti del settembre mestrino sono con il passare degli anni divenuti un appuntamento di grande rilevanza nella vita delle città di Terraferma.   Le proposte di manifestazioni turistiche commerciali e culturali si moltiplicano ogni anno e crescono di valore e interesse.   Le associazioni cittadine si impegnano a volte non solo nell'organizzare eventi ma anche nel proporre studi e ricerche inediti e di grande interesse culturale volti alla riscoperta di luoghi e monumenti spesso sconosciuti.   L'Associazione Amici delle Arti ha curato questo secondo volume di Itinerari guidati alle Ville Venete, quelle meno celebri e in qualche caso nascoste, disseminate nei quartieri ormai centrali come Carpenedo, Favaro, Zelarino, Chirignago, nei quali tra le case è possibile, a volte, scorgere tratti di campagna che rivelano l'antica situazione del territorio.  Nei primi anni del novecento, prima dell’urbanizzazione intensiva conseguente alla necessità di fornire alloggi per tutti i lavoratori impegnati a Porto Marghera, Mestre si presentava simile alle molte cittadine dell'entroterra veneto.  La guida fa da traccia agli itinerari guidati che materialmente conducono a scoprire questi luoghi della nostra città.    Tutte queste opportunità testimoniano la grande capacità di iniziativa e la vivacità culturale delle associazioni culturali della terraferma.

Marino Cortese - Assessore alla Cultura e Turismo   

“Il gentil’huomo grande utilità e consolatione caverà dalle case di villa, dove il tempo si passa  in vedere e ornare le sue possessioni, e con industria e arte dell’agricoltura accrescer le facultà, dove ancho  per l’esercitio, che nella villa si suol fare a piedi e a cavallo, il corpo più agevolmente conserverà la sua sanità e robustezza, e dove finalmente l’animo stanco delle agitationi della città prenderà molto ristauro e consolatione, e quietamente potrà attendere a gli studij delle lettere e alla contemplatione”. (Andrea Palladio) 

Il nostro interesse per la Civiltà delle Ville Venete è cresciuto progressivamente.   Determinante per il nostro progetto di scoprire e far conoscere le Ville antiche del Comune di Venezia è stato il successo del Turismo Culturale nella Riviera del Brenta.   “Non solo Brenta” ci siamo detti ed abbiamo rivisitato la nostra storia rivolgendo l’attenzione alle trasformazioni politiche, sociali, economiche, ambientali indotte dal dominio della Serenissima nel suo immediato entroterra.   Con il patrocinio del Comune e della Provincia di Venezia abbiamo perfezionato un progetto articolandolo in una serie di incontri seminariali con finalità divulgative, già tenuti presso il Municipio di Mestre.    Le diapositive di Gianni Finco hanno fatto scoprire insospettate tracce di ville, ben conservate o deturpate, nel nostro territorio.   La crescente domanda di notizie, anche pratiche, dai partecipanti ai Seminari ci ha suggerito l’idea di questa guida con sei itinerari, percorribili a piedi o in bicicletta, non solo per contemplare ciò che resta di vasti parchi e storiche dimore, ma anche per riflettere sulla necessità di riappropriarsi dello spazio architettonico e naturalistico per salvarlo dal degrado e valorizzarlo, rivitalizzandolo con possibili moderne fruizioni.   Ciò che ammiriamo come villa, nella Civiltà Veneta era la “Casa Dominicale” posta al centro di un sistema produttivo agricolo, sorta quindi con finalità funzionali a quel sistema.   Successivamente la cultura umanistica esaltò la “villa” come luogo di riposo e svago (iscrizione su Villa Bragadin: “Quieti genio et amicis dicata”).   Invertendo l’antico imperativo “coltivar el mar e lassar star la tera”, dal XIV° – XV° secolo Venezia diventa città anfibia, investendo - dove si espande - risorse finanziarie ed energie umane, realizzando poderose opere di governo delle acque e di bonifica dei terreni, introducendo nella realtà elementi dinamici di impatto anche brutale: si profilano nuove figure di lavoratori, fiorisce l’attività manifatturiera, si avvia anche un primo relativo riscatto della campagna “è villano chi fa villania, non chi abita in villa” (A. Beolco detto Ruzante) .   Comunque, riflettendo sulla politica veneziana di investimenti in Terraferma, è vero che “come la forza e la ricchezza attinte dal mare furono utili per creare lo Stato di terraferma, così lo Stato di terraferma fu utile per conservare quel che si poté del dominio del mare” (G. Volpe).   Di questo Stato di terraferma sono rimaste sicuramente preziose tracce in un patrimonio unico di arte, cultura e civiltà.   La Serenissima non promette né dà libertà e benessere al popolo, (come potrebbe farlo una Repubblica oligarchica?) tuttavia, travolgendo violentemente vecchi sistemi feudali, aprirà uno spiraglio al Diritto.  Dopo la pace di Cambrai si avrà in “tera ferma” la più grande fioritura di “ville aperte”, edifici cioè non più arroccati in vista di assalti, ma integrati nel paesaggio, senza muraglie, bastioni e fossati protettivi.  “Ville aperte”, visibili, garantite dalla pax venetiana e dagli Ordinamenti della Serenissima, adeguate al lignaggio dei proprietari ed alla prevalente funzione produttiva o residenziale.   “Li nobili et citadini veneti inrichiti volevano triumfare et vivere et atender a darse piacere et dilectatione et verdure in la teraferma et facevano palazzi et spandevano denari assai”. (Girolamo Priuli)

    Marzia Boer Santon -  Associazione Amici delle Arti  di Mestre e della Terraferma  

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Ultimo aggiornamento: 28-01-10 - a cura di Gianni Finco.